• Enrica Sabatini

Aiuta che IO ti aiuto. La reciprocità ai tempi di Facebook.



Una delle caratteristiche di Facebook che contribuisce al suo enorme successo è, secondo Stefana Broadbent antropologa all’ University College London, la sua natura pubblica, una qualità che rende questo strumento il meno impegnativo e il meno esigente dei canali comunicativi e, quindi, uno strumento caratterizzato da un basso senso di obbligo sociale a rispondere e ad aiutare gli altri.

Che cosa significa “natura pubblica” e soprattutto “senso di dovere sociale”?

Secondo la studiosa inglese Facebook avrebbe una natura pubblica poiché postare una foto o un link sulla propria bacheca rappresenta un atto comunicativo pubblico/collettivo non finalizzato cioè a a una specifica persona, ma rivolto all’intera comunità di amici che può leggere la nostra bacheca.

Questa possibilità determinerebbe un duplice vantaggio: da una parte, chi posta il messaggio può informare di un proprio successo personale o un avvenimento speciale senza attirare troppo l’attenzione su di sè come avverrebbe invece in una comunicazione uno-a-uno (la modestia nei gruppi sociali è molto importante!) e, dall’altra parte, l’assenza di obbligazione sociale da parte di chi legge la bacheca a dover rispondere necessariamente al post. Obbligo che invece risulta essere esplicito quando un messaggio è indirizzato ad una persona in particolare come avviene, per esempio, nei sms o nelle mail.

Il senso di dovere sociale di risposta, oltre ad essere fortemente connesso alla natura pubblica o privata della comunicazione, viene condizionato anche da un altro fattore: il numero di amici o destinatari della comunicazione. Se tale numero si riduce, infatti, il senso di obbligazione tende a rafforzarsi come dimostrano i comportamenti degli utenti del social network più popolare della Corea del Sud: cyworld.


Cyworld

Il senso di obbligazione in Facebook e Cyworld

Cyworld è un servizio di social network in cui le persone sono collegate da un rapporto definito ilchon, un termine che rimanda a un concetto molto più profondo del nostro “amico”. Chon, nella cultura coreana, indica infatti la relazione di parentela e porta con sé una serie di obblighi sociali di reciprocità verso il proprio ilchon nonché il dovere di soddisfarne le richieste.

Gli utenti di questo network conoscono le norme del mondo virtuale e manifestano un profondo rispetto di esse manifestando un forte sentimento di partecipazione e mettendo in atto una serie di comportamenti per sottolinearlo: visitano regolarmente le pagine dei loro “amici stretti”, commentano per dare prova di interesse, scambiano doni etc. Essi sono convinti che lo scambio reciproco sia fondamentale per aumentare il senso di collegamento con gli altri e per accrescere l’affetto leale e reciproco.

Queste relazioni virtuali risultano essere, quindi, estremamente vincolanti quanto quelle della vita reale, tanto che una mancata visita o un’assenza di risposta possono compromettere il rapporto. Tale sentimento di dovere sociale è talmente forte ed impegnativo che molti utenti tendono a disconnettersi allontanandosi temporaneamente piuttosto che a violare la regola di reciprocità.

Ovviamente questo onere relazionale ha un’influenza sul numero di “amici” da includere e costringe gli utenti a una precisa selezione dei propri contatti. Le ricerche dimostrano, infatti, che in Cyworld l’80% degli utenti ha una media di 20 cy-ilchon e che, addirittura solo il 5% ha più di 40 amici (Heo, Park e Lee, 2008). In Facebook, invece, i dati raccolti (Data Team 2009) rivelano che il numero medio di amici si aggira intorno ai 120 con un evidente conseguenza sul senso di obbligazione e reciprocità.

Nonostante queste differenze anche in Facebook esiste un sentimento di reciprocità, una norma implicita a rispondere. Ciò avviene soprattutto nelle comunità di adolescenti che, come dimostrato in uno studio di Danah Boyd nel 2007, esprimono amicizia condividendo i post e manifestano solidarietà con una risposta pubblica.


Differenza di numeri di amici tra Cyworld e Facebook.

Perché sentiamo un obbligo sociale nel sostenere l’altro?

Il comportamento prosociale di solidarietà affonda le radici nel principio di reciprocità. Secondo questo principio gli individui tendono a ricambiare i favori ricevuti in base a un complesso processo di  influenze reciproche che dovrebbero portare a un equilibrio nello scambio. Ciò che io ti do a te (i mi piace o i commenti ai tuoi eventi significativi) dovrebbe corrispondere a quello che mi dai tu.

Questo orientamento che vede l’uomo come homo oeconomicus spiega e giustifica il comportamento solo in termini strumentali e di aspettative, ma in realtà nel sostenere i propri pari, gli adolescenti rispondono ad altre motivazioni.

La solidarietà che non va confusa con l’altruismo dà il senso a una società creando e modellando rapporti interpersonali. In ambito interattivo risulta essere particolarmente importante poiché consente di costruire un contesto situazionale e relazionale che determina l’identità degli utenti sui social network (chi sono) e il significato e la forma delle relazioni (chi siamo e come siamo legati).

Alla luce di questo, si comprende come semplici azioni quali cliccare “mi piace” su una foto o commentare un post di un amico siano in realtà complessi comportamenti che mettiamo in atto per ottenere il sostegno dell’altro il quale, mosso dal senso di reciprocità e di dovere sociale, ci supporterà a sua volta determinando la nostra identità digitale e rafforzando il significato della nostra relazione che potrebbe, in fondo, essere così sintetizzata: Aiuta che IO ti aiuto.


39 visualizzazioni

© 2017 by Enrica Sabatini